Luci e Tenebre

Sta per concludersi l’anno più difficile degli ultimi trentuno che ho vissuto. Sì, in questo caso ci starebbe bene un aforisma o una frase ad effetto sul senso della vita, sul fatto che solo chi osa vive senza rimpianti, ma non ci sarà perché non ho voglia di cercare su Google.

Nella vita lavorativa ho collezionato tante piccole soddisfazioni, invece. Ed è da qui che voglio cominciare il mio racconto. Sin da bambino ho sempre cercato di immedesimarmi in quello che vedevo. Ai cartoni animati preferivo la pubblicità. Ai giocattoli reali preferivo costruirli con l’immaginazione. Alla domanda che cosa vuoi fare da grande rispondevo che volevo fare il creativo.

Oggi cerco di vivere con la mia creatività. Ma fin da piccolo mi sono immaginato di vivere nella dimensione del miglior creativo e comunicatore del mondo, David Olgivy (se volete scoprire chi è). Sognavo di essere lì al suo posto con il desiderio di sentire e di provare le stesse emozioni che provava lui quando metteva mano ad un brief di un progetto o all’emozione che poteva provare alla consegna del suo ultimo lavoro.

Nel mio essere creativo vivo lo stesso processo. Affacciandomi ad un nuovo progetto o ad un nuovo cliente è sempre scattato questo meccanismo di totale immedesimazione. Da piccolo ho sempre sognato di essere l’autore di un messaggio pubblicitario memorabile o lo sceneggiatore di uno spot da tanti premi e, per quanto alcuni miei punti di riferimento siano inarrivabili, penso di essermi dato una prospettiva. Se ci pensate con quel sogno nel cassetto, con quel vorrei essere come luiho proiettato un’immagine di me. Da quando ho creato la mia agenzia e ho incominciato a lavorare sul mio personal brand, ho sempre cercato di dare un’immagine grande. Mi sono creato una direzione e con enorme senso di sacrificio ho sempre cercato di andare in quella direzione. È probabile che primo o poi che tutti possano arrivarci. Se non altro perché abbiamo un orizzonte sul quale declinarci.

Se ci pensate è una cosa che tutti provano a fare in maniera molto mediocre, piccola e contenuta; perché, di fatto, deve essere in linea con quello che la gente e il sistema pensa. Un bambino che immagina non gli va detto “tu non puoi essere come lui”, ma va incentivato ad essere quello che vuol essere.

Se io non avessi giocato a fare il creativo da bambino, da adulto non avrei trovato il mio gioco preferito e oggi non ci starei giocando.

L’unica cosa che oggi so è che non posso essere lui. Non voglio assomigliare a lui perché per me è solo un nome che serve ai più per far comprendere di che settore stiamo parlando. Il paragone è imparagonabile (e pure la cacofonia!). Ma è importante per conservare lo spirito di emulazione e di grandezza.

In questi anni di lockdown abbiamo sentito molte volte l’abuso di alcuni sostantivi e su questi abbiamo basato dei nuovi bias cognitivi. La sensazione che ho è che sempre più persone hanno perso la voglia creare, di produrre perché tanto non ne vale la pena, perché c’è qualcuno che lo ha già fatto e vivono di quello che hanno già costruito cercando di conservarlo come il segreto dell’acqua calda.

Ad un creativo deve essere data la possibilità di far correre le idee, di creare, di sporcarsi le mani e di costruire il nuovo futuro. In Italia siamo piene di creatività, ma nessuno è disposto a pagare per le idee di qualcun altro. La frase del film Tre Uomini e una Gamba descrive davvero la faccia del nostro paese. E che cosa si fa? Ci si lamenta, ed è più facile dire che non c’è budget per quel progetto o che non c’è un posto nell’azienda per quello che fai tu.

Nel Ventiventidue pensate che il creativo che avete di fronte è qualcuno che sta facendo un percorso e che, come il vostro idolo preferito ha bisogno di sostegno. Al vostro idolo gli serve per continuare a crescere, formarsi e diventare sempre più talentoso. Il creativo non è un lavoro che può essere improvvisato. Non basta accendere il computer, non basta aprire il programma, non basta. Non è un lavoro semplice e non può essere fatto gratis. La creatività è un talento che va coltivato, formato, sostenuto, incoraggiato e pagato. Nello studio della creatività e della comunicazione ci vuole un enorme spirito di abnegazione.

Buon Viaggio verso il 2022 a tutti

simone stricelli

10 aprile 1989, queste sono le uniche formalità. Nasco come creativo tra i banchi di scuola. Un po’ per spirito di evasione, un po’ per indole. Dopo aver terminato il liceo classico ho partecipato agli Open Course del MIT dove ho appreso le basi del marketing strategico e del brand management declinate sul settore digitale. A 18 anni ho incominciato a lavorare come brand consultant per diverse agenzie dell’industria creativa. Da allora non ho mai smesso. Per sei anni ho lavorato come brand strategy per alcuni marchi leader del loro settore locali ed internazionali.

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